Riparo Cassataro


Il suolo centuripino è ricco di testimonianze archeologiche, molte delle quali, purtroppo, sono state trafugate nel corso del tempo. Parecchi sono i siti di interesse archeologico, i quali testimoniano una prima fase di frequentazione risalente al Paleolitico. Un importante sito di questo periodo è il cosiddetto “Riparo Cassataro”, in contrada Picone ( in una proprietà privata ), a poche centinaia di metri dal fiume Simeto, che prende il nome dal suo scopritore *1.

Interno grotta. Foto di Giuseppe Privitera
Grotta vista dall’esterno. Foto di Fabio Privitera

Si tratta di un complesso roccioso, nato dalla << formazione miocenica denominata “flish numidico”>> *2 , che a partire dal Paleolitico viene utilizzato, probabilmente, per scopi religiosi così come sembrano attestare alcune delle figure qui dipinte (Fig. 1). All’interno del complesso, oltre alle pitture, sono state trovate anche delle <<cavità coppelliformi>> *3. Le figure rappresentate sono tutte dipinte in ocra, eccetto una di colore nero (Fig. 2, n. 9) e una visibile solo nelle foto ad infrarossi (Fig. 2, n. 10). Per l’esame delle figure si fa riferimento all’ordine numerico della Fig. 2.


Rilievo delle pitture rupestri di G. Biondi.


La n°1 è una figura antropomorfa, con le braccia allargate verso il basso; considerando il capo, il tronco e le gambe, si nota come questi formano una “Y” capovolta. All’altezza dell’inguine, un cerchio viene interpretato come un gonnellino. La figura è di colore rosso *4 . La n°2 è un’altra figura antropomorfa, di colore rosso, costituita da un semicerchio, all’interno del quale è stato utilizzato un piccolo cerchio per raffigurare la testa; il corpo è definito da due linee a “X” *5 . La n°3 è una figura a reticolo, sulla cui sommità è presente un semicerchio. La figura è di colore rosso *6 . La n°4 è un’altra figura antropomorfa, di colore rosso, raffigurata tramite una forma rettangolare, all’interno della quale è presente un cerchio, che simboleggia il capo.
All’esterno della forma, nei margini inferiori, sono tracciate due linee curve *7 . La n°5 è una figura rettangolare, di colore rosso, difficile da interpretare. All’interno della forma è raffigurato un semicerchio, all’esterno è presente solo un breve tratto lineare *8. La n°6 è una figura di colore rosso, a forma di trapezio, sulla base della quale, internamente, è disegnato un semicerchio. Essa è di dubbia interpretazione *9 . La n°7 è costituita da due linee che formano un angolo ottuso. La figura, poco conservata, è di colore rosso e di incerta lettura.
La n°8 è una figura dalla forma ovale di colore rosso, attraversata, all’interno, da un
elemento oblungo. La figura è difficile da interpretare *10 . La n°9 è la figura di un bovide senza arti e di colore rosso. Sono riconoscibili lunghe corna incurvate, rivolte in avanti, muso appuntito e gobba sul dorso *11 . La n°10, visibile solo ai raggi infrarossi, è una figura antropomorfa; il braccio destro è piegato verso il basso e trattiene un cerchio, il braccio sinistro è rivolto verso l’alto *12 . La n°11 è costituita da tre segmenti: due paralleli, verticali; uno orizzontale *13 .

Incisioni all’interno della grotta. Foto di Giuseppe Privitera


Recentemente sono state scoperte due nuove figure, che ancora non sono state studiate approfonditamente. Per una lettura cronologica del complesso, è opportuno esaminare per prima le rappresentazioni n. 9 e n. 10. Il bovide, per l’assenza degli arti e per lo stile seminaturalistico, mostra analogie con le figure incise sui frammenti di pietra delle grotte Genovese, del Cavallo e del Romanelli *14 . A questo stile e periodo cronologico appartengono anche i graffiti più recenti della Grotta dell’Addaura e della Grotta di Monte Pellegrino.

Incisioni da un’altra prospettiva. Foto di Giuseppe Privitera


Queste raffigurazioni sono considerate le ultime espressioni dell’arte paleolitica. Una differenza, però, è presente nel bovide del Riparo Cassataro; le lunghe corna. Questo elemento può essere considerato o una variazione stilistica, oppure può rappresentare una razza diversa (come un bovino africano) *15 . La stessa rappresentazione è utilizzata nelle raffigurazioni dell’Africa settentrionale *16 .

La figura n. 10, che è una figura antropomorfa, probabilmente, rapportata ad una pittura di Ҁatal Hüyük, regge con il braccio destro un tamburo *17 . Lo stile schematico tende ad avvicinarsi alle raffigurazioni postpaleolitiche *18 . La figura n. 3, secondo Paolo Graziosi, doveva essere letta come una raffigurazione schematica di un gregge *19 ; secondo Giacomo Biondi potrebbe interpretarsi in chiave idoliforme *20 .


Le figure nn. 4, 5 e 6 sono collegate con la rappresentazione n. 1 e sono costruite sullo stesso schema: figura geometrica chiusa, con un semicerchio all’interno, che poggia sulla base inferiore *21 . G. Biondi sostiene che l’autore: “ha voluto dare agli elementi in esame lo stesso significato antropomorfo della figura n.1, però ne ha sintetizzato l’immagine omettendone alcuni particolari (testa, tronco, gambe), fino a renderla, praticamente, astratta” *22 .


Inoltre, “le figure dipinte in rosso, per le analisi riscontrate, devono essere contemporanee […] e dovevano, quindi, formare un complesso unitario” *23 . Per la datazione di questo complesso di figure rosse, non ci sono dati certi, pertanto, tramite lo stile utilizzato, che rimanda a quello documentato dal Neolitico all’Età del Rame, le pitture dipinte in rosso vengono collocate in questo lasso cronologico *24 .

Foto di Fabio Privitera.

Il Riparo Cassataro è frequentato, così come testimoniano i reperti rinvenuti, anche durante il Neolitico, l’Età del Rame, l’Età del Bronzo, il periodo greco (fine VI inizio V sec. a.C.) e, dopo una lunga cesura, durante l’Età tarda antica e bizantina *25 . Il sito, oggigiorno, nonostante sia esposto a fattori climatici, si conserva abbastanza bene.

*1 RECAMI-BALDINI 1977, p. 205.
*2 BIONDI 2002a, p. 83.
*3 BIONDI 2002a, p. 84.
*4 BIONDI 2002a, p. 87.
*5 BIONDI 2002a, p. 87.
*6 BIONDI 2002a, p. 87.
*7 BIONDI 2002a, p. 87.
*8 BIONDI 2002a, p. 87.
*9 BIONDI 2002a, p. 87.
*10 BIONDI 2002a, p. 87.
*11 BIONDI 2002a, p. 87.
*12 BIONDI 2002a, pp. 87-88.
*13 BIONDI 2002a, pp. 88.
*14 BIONDI 2002a, p. 88.

*15 BIONDI 2002a, p. 89.
*16 BIONDI 2002a, p. 89.
*17 BIONDI 2002a, p. 89.
*18 BIONDI 2002a, p. 89.
*19 GRAZIOSI 1980, p. 76
*20 BIONDI 2002a, p. 88, nota n.23.
*21 BIONDI 2002a, pp. 90-91.
*22 BIONDI 2002a, p. 91.
*23 BIONDI 2002a, p. 92.
*24 BIONDI 2002a, p. 92.
*25 BIONDI 2002b, p. 93-98.

E’ disperso nella natura incontaminata, fra scarpate e terreni coltivati. Da queste rocce è visibile il fiume Simeto e la cornice dell’Etna è incantevole e preziosa per i fotoamatori.